Chiamami Peroni, ora ti risponderò in giapponese

birra_peroni La birra Peroni ormai parla ufficialmente giapponese. Il gruppo nipponico leader della birra orientale Asahi ha chiuso un preannunciato accordo, comprando dal colosso belga Anheuser-Busch Inbev (che controlla Budeweiser, Stella Artois, Corona e Beck’s) oltre alla storica birra italiana, anche l’olandese Grolsh. Non ci sono cifre ufficiali ma in precedenza, quando si vociferava tempo fa di un possibile accordo, si era parlato di 2,55 miliardi di euro per un pacchetto che, oltre a Peroni e Groshl include anche la britannica Meantime. Anheuser-Busch Inbev ha infatti rilevato la sudafricana SabMiller per 92 miliardi di dollari, in una mega-fusione, impegnandosi però a cedere alcuni marchi della stessa SabMiller per ottenere le autorizzazioni dalle autorità antitrust.
LEADER IN ORIENTE
Con questi nuovi marchi Asahi, che già controlla il 38% del mercato della birra in Giappone, punta a diffondersi al di fuori dell’Asia. Si tratta di una strada obbligata, anche perché i gusti dei giapponesi stanno cambiando: non solo la popolazione invecchia rapidamente ma tende anche ad apprezzare sempre più il vino. Inoltre il settore della birra da anni è in consiolidamento, da quando la crescita del mercato delle birre artigianali spinge le case storiche a unire le sue forze. Nel corso del 2015 le birre artigianali si sono moltiplicate (l’Italia conta circa 600 microbirrifici ormai) mettendo a segno ottime performance anche nell’export e per giunta in paesi dove storicamente il consumo di birra è alto.

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